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venerdì 30 settembre 2011

Maria Letizia Gaggioli, la "regina" del Pignoletto

Maria Letizia Gaggioli

Incontriamo Maria Letizia Gaggioli sulle prime colline di Zola Predosa, nelle immediate vicinanze di Bologna. Qui ha affiancato da tempo il padre Carlo nella conduzione dell’azienda vitivinicola di famiglia; da qualche anno è inoltre responsabile del “Borgo delle Vigne”, il piccolo agriturismo di charme sorto a completamento della cantina. 
Letizia, quando hai cominciato a lavorare nel mondo del vino? Come è successo?
Ho iniziato quando avevo vent’anni, mentre ancora stavo studiando. Il passaggio dai libri all’azienda è stato graduale e molto naturale.
È stato un amore a prima vista, quello con il vino?
Sì, il mondo del vino mi è piaciuto subito. E subito ho cominciato a darmi da fare per saperne sempre di più: corsi da sommelier, corsi di abbinamento con i cibi…
Oggi di che cosa ti occupi esattamente?
Un po’ di tutto, dalla gestione dell’azienda alla partecipazione alle fiere. Anche se l’attività che assorbe maggiore tempo è forse quella legata all’agriturismo e all’accoglienza dei clienti.
Che cosa ti piace di più del tuo lavoro? 
Direi proprio l’accoglienza dei clienti: sentire che si affidano a me, che desiderano sentirsi qui come a casa loro, cioè capiti, contenti e soddisfatti. Un momento bellissimo, quando lasciano l’azienda o  l’agriturismo, è quello in cui penso di esser riuscita a entrare in sintonia con loro. E allora mi distendo e mi gratifico veramente.
Fra i tanti vini che produci, quale preferisci?
Sicuramente il Pignoletto Superiore. Per me ha proprio tutto: profumi, struttura, gusto. È senza dubbio il mio prediletto.

Che cosa pensi del momento che sta vivendo il mercato del vino?
La gente oggi ha meno denaro da spendere, e anche di vino ne compra meno. Il numero dei produttori è invece molto cresciuto, c’è grande affollamento di cantine…Ecco, in questa distonia c’è a mio avviso la chiave di lettura della crisi di oggi.
Che cosa significa, oggi, essere una Donna del Vino?
Una volta era diverso, c’era un altro fascino, eravamo in poche. Oggi direi che Donna del Vino rischia di essere un’etichetta vuota, poco significativa, una specie di stereotipo.
Che cosa pensi del turismo del vino?
È stato, ed è, un fenomeno molto positivo. La stampa di settore, i corsi di cucina e di vino hanno avuto il loro seguito. Oggi in azienda vengono persone interessate, attente, curiose di conoscere la cantina, la sua storia, i suoi prodotti.
Tu sei anche sommelier: è ancora importante l’attività della sommellerie per promuovere il vino e il suo consumo?
L’attività del sommelier è importante, affascinante; è stata, è e resta il tramite ideale per avvicinare  il grande pubblico al mondo del vino. Anche se, da produttrice, mi permetto di aggiungere che – per parlare veramente con cognizione di causa – il vino bisogna non solo degustarlo: bisogna farlo.
Letizia, che cosa vedi nel tuo futuro?
Senza mettere mano alla sfera di cristallo, che ovviamente non ho, vedo in prospettiva un mio ruolo sempre maggiore nella direzione dell’azienda. Per garantire la continuità a quanto per primo ha fatto mio padre, e per consegnare una realtà sempre più solida e affermata alla prossima generazione Gaggioli.
Che cosa ti dà fastidio, professionalmente parlando?
Se penso ai nostri Colli Bolognesi, due sono soprattutto le cose che non condivido. Dal punto di vista produttivo, la ricerca esasperata, direi quasi paranoica, di un perfezionismo tecnico  standardizzato, che rischia soltanto di appiattire i vini e di renderli tutti uguali fra loro. Dal punto di vista commerciale, la tendenza delle nostre cantine a restare chiuse nel proprio guscio, senza guardare a mercati più grandi, in Italia o anche fuori dei confini nazionali.
Si può dare di più, diceva una vecchia canzone…È possibile, secondo te?
Sì, senz’altro. Anche se il panorama produttivo dei Colli Bolognesi è fatto di tante, piccole realtà (anzi, forse proprio per questo…), ci sarebbe bisogno di una maggiore coesione fra produttori. Una coesione che oggi non c’è, o comunque non c’è sempre. Ecco, su questo fronte si potrebbe, e si dovrebbe, dare di più. 
Ultima domanda: se avessi la bacchetta magica, per che cosa la adopereresti?
Per trovare un po’ di tempo in più e fare qualche scappata al mare. Vivendo la collina tutto l’anno, sento fortissimo il richiamo del mare!
                                                                                                                                      Piero Valdiserra 

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